Abbattimento odori industriali: tecnologie e normativa

Impianto di abbattimento odori industriali con scrubber ad umido e biofiltro in stabilimento

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L’abbattimento odori industriali è l’insieme delle tecnologie che catturano o distruggono le sostanze odorigene prima che lascino lo stabilimento, così da non generare molestie alle aree circostanti. Le tecnologie principali sono quattro  scrubber ad umido, biofiltrazione, adsorbimento su carboni attivi e ossidazione termica  e quasi mai si usano da sole: la soluzione efficace nasce dalla combinazione giusta per il tipo di inquinante. Perché è un tema così sentito? Perché dal 2017 esiste finalmente una norma dedicata: l’art. 272-bis del Testo Unico Ambientale, che permette a Regioni e autorizzazioni di imporre limiti agli odori, misurati in unità odorimetriche. In questa guida vediamo da dove nascono gli odori molesti, come si misurano, quali tecnologie esistono e come scegliere quella adatta, e cosa chiede oggi la normativa  Decreto MASE 309/2023 incluso. L’obiettivo è darti un criterio di scelta, non un catalogo.

Tecnico ispeziona una torre di lavaggio scrubber per l'abbattimento odori industriali

Che cos'è l'abbattimento degli odori industriali

Abbattere un odore significa ridurne la concentrazione fino a una soglia che non crea disturbo. Non è “mascherare” con profumazioni: è rimuovere o trasformare chimicamente le molecole responsabili.

Da dove arrivano gli odori molesti

Gli odori industriali nascono da composti spesso presenti in minime quantità ma molto percepibili: acido solfidrico (l’odore di “uova marce”), ammoniaca, mercaptani, composti organici volatili (COV). Li producono soprattutto depuratori, impianti di compostaggio e rifiuti, allevamenti zootecnici, concerie, industrie alimentari e chimiche. Bastano concentrazioni bassissime per generare segnalazioni dei residenti.

Perché non basta "coprire" l'odore

Nebulizzare neutralizzanti può dare sollievo temporaneo, ma non risolve: la sostanza odorigena resta nell’aria emessa e l’autorità competente la misura comunque. Un impianto di abbattimento serio agisce sulla fonte, intercettando l’aria contaminata e trattandola prima dell’emissione in atmosfera.

Come si misurano gli odori: le unità odorimetriche

Misurare un odore è più complesso che misurare una polvere: l’odore è una risposta sensoriale. Per questo serve un metodo oggettivo e standardizzato.

L'olfattometria dinamica

Il riferimento è l’olfattometria dinamica secondo la norma UNI EN 13725: un campione di aria viene diluito progressivamente con aria neutra e fatto valutare a un panel di esaminatori addestrati, finché solo il 50% lo percepisce. Il risultato si esprime in unità odorimetriche europee al metro cubo (ouE/m³). Le delibere del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e la più recente UNI 11761:2023 sui sistemi di monitoraggio continuo (IOMS) completano oggi il quadro tecnico. È questo il linguaggio con cui ARPA e autorizzazioni fissano i limiti.

Le tecnologie di abbattimento a confronto

Esistono quattro famiglie principali. Ognuna eccelle su un tipo di inquinante e fatica su un altro: ecco perché la scelta non è banale.

Scrubber ad umido (torre di lavaggio)

Lo scrubber lava l’aria facendola gorgogliare contro un liquido  acqua o una soluzione acida/basica  che assorbe le sostanze solubili. È molto efficace su ammoniaca e composti idrosolubili, gestisce bene flussi a concentrazione variabile e ha perdite di carico contenute. Spesso è il primo stadio di un impianto, perché umidifica l’aria e abbatte il carico più aggredibile.

Biofiltro e biofiltrazione

Nel biofiltro l’aria attraversa un letto di materiale organico colonizzato da microrganismi che “mangiano” i composti odorigeni, trasformandoli in acqua e anidride carbonica. Costo di gestione basso, ottimo su odori biologici e portate costanti. Richiede però spazio, umidità controllata e tempi di avviamento del biofilm.

Adsorbimento su carboni attivi

I carboni attivi trattengono le molecole odorigene sulla loro enorme superficie porosa. Compatto, efficace come stadio di finitura su COV e composti residui, ma il carbone si satura e va rigenerato o sostituito: è un costo ricorrente da mettere a budget. Approfondiamo scelta e gestione nel post dedicato ai filtri a carboni attivi (slug da confermare).

Ossidazione termica rigenerativa (RTO)

L’RTO distrugge i COV bruciandoli ad alta temperatura, trasformandoli in CO₂ e vapore acqueo, con rendimenti elevatissimi. Grazie al recupero termico è sostenibile anche sui consumi. È la scelta per concentrazioni elevate di solventi, dove le tecnologie “fredde” non bastano.

Campionamento dell'aria per olfattometria dinamica delle emissioni odorigene in impianto

La scelta non è il singolo impianto, ma la combinazione

Qui sta l’errore più comune: scegliere “la tecnologia migliore” in assoluto. Non esiste. Esiste quella giusta per il tuo inquinante e per il tuo impianto.

Perché scrubber + biofiltro è una coppia tipica

Sugli impianti ad alta carica odorigena  depuratori, compostaggio scrubber e biofiltro lavorano spesso in serie. Lo scrubber umidifica l’aria (condizione vitale per i microrganismi del biofiltro) e abbatte ammoniaca e polveri che altrimenti soffocherebbero il biofilm; il biofiltro completa la degradazione dei composti residui. Da soli renderebbero meno: insieme si coprono i punti deboli a vicenda.

La regola: si parte dall'inquinante, non dalla tecnologia

Ogni composto ha solubilità, reattività e volatilità diverse. L’acqua di uno scrubber cattura bene l’ammoniaca, ma è quasi inutile sui composti poco solubili; i COV ad alta concentrazione chiedono ossidazione, non lavaggio. Il percorso corretto è: caratterizzare le sostanze emesse → scegliere la tecnologia (o la sequenza) che le aggredisce → dimensionare l’impianto. Invertire l’ordine è il modo più rapido per comprare un impianto che non risolve.

Cosa dice la normativa: l'art. 272-bis

Fino al 2017 in Italia non esisteva una norma nazionale specifica sugli odori. Oggi c’è, ed è bene conoscerla prima di ricevere una diffida.

La delega alle Regioni

L’art. 272-bis, introdotto nel D.Lgs 152/2006 dal D.Lgs 183/2017, stabilisce che la normativa regionale o le autorizzazioni possono imporre misure per prevenire e limitare le emissioni odorigene (testo ufficiale su Normattiva). In pratica non ci sono valori limite nazionali uniformi: ogni Regione fissa i propri. Significa che lo stesso impianto può essere a norma in una Regione e fuori norma in un’altra  un motivo in più per progettare con margine.

Il Decreto MASE 309/2023

Nel giugno 2023 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato il Decreto Direttoriale 309/2023, con gli “Indirizzi” applicativi dell’art. 272-bis (disponibili sul sito MASE). Definisce criteri di impatto “significativo”, elenca le attività tipiche e indica come metodologie l’olfattometria dinamica e la modellistica di dispersione. Pur non cogente, è ormai lo standard che orienta Regioni e ARPA: ignorarlo, oggi, è un rischio.

Sopralluogo tecnico per un impianto di abbattimento odori in un sito industriale italiano

Quando serve l'autorizzazione

Le emissioni odorigene rientrano negli aspetti valutati nei procedimenti autorizzativi (AUA o AIA, a seconda dell’attività). Spesso l’autorizzazione prescrive sia i sistemi di abbattimento sia i controlli periodici. Se la tua attività emette in atmosfera, vale la pena leggere anche la nostra guida alla dichiarazione delle emissioni in atmosfera, perché i due adempimenti viaggiano insieme.

Settori e applicazioni tipiche

L’abbattimento odori serve dove l’attività genera composti molesti: depurazione acque, trattamento e compostaggio rifiuti, allevamenti, industria conciaria, alimentare e chimica, verniciatura. Sono proprio gli ambiti elencati nel Decreto MASE come potenzialmente a impatto significativo. Per AIRMEC è terreno noto: tra i lavori realizzati c’è un impianto di depurazione odori in un’area a forte vocazione industriale come il distretto conciario.

Come dimensionare e gestire l'impianto

Un impianto sovradimensionato spreca energia; uno sottodimensionato non rispetta i limiti. Il dimensionamento parte da portata d’aria, concentrazione e tipo di inquinanti, e dal limite (in ouE/m³) imposto dall’autorizzazione. Sul fronte gestione, ogni tecnologia ha il suo costo ricorrente: reagenti e acqua per lo scrubber, sostituzione del carbone, manutenzione del biofilm. Metterli a budget fin dall’inizio evita sorprese e sanzioni.

Perché scegliere AIRMEC per l'abbattimento odori

Dal 1985 progettiamo impianti di trattamento aria industriale su misura, con oltre 24.000 installazioni e clienti come Fincantieri, Leonardo e Trenitalia. Sugli odori non vendiamo “la tecnologia di moda”: partiamo dall’analisi delle sostanze emesse.

Progettazione su misura

Caratterizziamo l’emissione e proponiamo la singola tecnologia o la sequenza (scrubber, biofiltro, carboni, ossidazione) che rispetta il tuo limite autorizzativo, con un sopralluogo tecnico iniziale.

Conformità normativa

Lavoriamo allineati all’art. 272-bis e agli indirizzi MASE 309/2023, così l’impianto regge i controlli di ARPA e dell’autorità competente.

Un unico interlocutore

Progettazione, installazione e manutenzione certificata: dal primo sopralluogo alla gestione nel tempo, un solo referente.

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Domande Frequenti

Cos'è l'abbattimento degli odori industriali?

Sì, di fatto. Il regolamento ErP UE 1253/2014 impone alle unità di ventilazione non residenziali immesse sul mercato europeo un’efficienza termica di recupero minima del 73% dal 2018. Esistono solo poche deroghe, ad esempio per le unità ATEX o per temperature estreme.

Dipende da ore di funzionamento, portate e prezzo dell’energia, ma un recupero ad alta efficienza può abbattere la quota di energia termica per la ventilazione anche del 60-80%. Su impianti che lavorano su più turni il ritorno dell’investimento si misura spesso in pochi anni.

Sulla carta i recuperatori a flussi controcorrente superano il 90%, e i rotativi entalpici recuperano anche l’umidità intorno all’80%. Attenzione però: l’efficienza più alta non sempre conviene, perché aumenta le perdite di carico e quindi il consumo dei ventilatori. Va valutato l’impianto nel suo insieme.

Quello a piastre è statico, senza parti in movimento, e tiene i due flussi completamente separati: ideale dove non si vuole alcun trasferimento di odori o contaminanti. Il rotativo recupera anche umidità ed è più efficiente, ma comporta un minimo trafilamento tra i flussi.

 Sì. Tramite il bypass estivo può escludere lo scambiatore e immettere direttamente aria esterna più fresca (free-cooling), riducendo l’uso della macchina frigorifera nelle ore e nelle stagioni favorevoli.

 Il Piano Transizione 5.0 è stato modificato dalla Legge di Bilancio 2026, passando a una maggiorazione dell’ammortamento per gli investimenti dal 1° gennaio 2026. Le condizioni sono in evoluzione: conviene verificarle con un consulente fiscale prima di procedere.

 La frequenza dipende dall’ambiente e dal tipo di impianto, ma filtri e scambiatore vanno controllati e puliti periodicamente: lo sporco riduce l’efficienza e aumenta i consumi. Le frequenze rientrano negli obblighi di manutenzione degli impianti aeraulici.