Filtri a carboni attivi: tipi e come sceglierli

Cartucce cilindriche di filtri a carboni attivi in un'unità di depurazione dell'aria industriale

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I filtri a carboni attivi sono i dispositivi che alloggiano il carbone attivo all’interno di un impianto di trattamento aria e catturano gas, vapori e odori per adsorbimento. Ma una volta deciso di usarli, la domanda pratica è un’altra: quale filtro? Cartuccia cilindrica, cella piana, modulo a tasca o colonna adsorbente? E con quale carbone? La scelta giusta nasce dall’incrocio di tre fattori  formato, tipo di carbone e posizione nella catena di filtrazione  non dal semplice “compro del carbone”. In questa guida ci concentriamo proprio su questo: i tipi di filtro, come leggerne le specifiche secondo le norme tecniche e come scegliere quello adatto al tuo impianto. Per la chimica dell’adsorbimento, la durata del carbone e il suo smaltimento rimandiamo alla guida dedicata al carbone attivo industriale.

Tecnico inserisce una cella piana a carboni attivi in un'unità di trattamento aria

Filtro a carboni attivi: di cosa parliamo

Un filtro a carboni attivi è formato da tre elementi: un involucro (cartuccia, cella, colonna), la carica di carbone e la posizione che occupa nell’impianto. Lavora per adsorbimento le molecole di gas si fissano sulla superficie porosa del carbone  quindi in modo chimico-fisico, non meccanico come un filtro a tasca per polveri. È un componente di sistema, non un semplice consumabile: per questo va scelto e dimensionato, non solo acquistato. Come funziona nel dettaglio il carbone lo spieghiamo nella guida al carbone attivo; qui guardiamo al contenitore.

Le tipologie di filtri a carboni attivi

Il principio è sempre l’adsorbimento, ma il “contenitore” cambia in base a portata, spazio disponibile e tipo di impianto. Ecco i formati più diffusi.

Cartucce cilindriche

Cestelli metallici a doppia rete coassiale che racchiudono carbone in cilindretti (pellet) o granuli. L’aria attraversa la parete dall’esterno verso l’interno, con tempi di contatto ottimizzati. Sono il formato classico per abbattere i COV della verniciatura e per impianti di media e grande portata, grazie alla struttura robusta adatta a cicli intensivi.

Celle e pannelli piani

Pannelli con telaio metallico che contengono il carbone tra due lamiere forate. Compatti e facili da inserire nelle unità di trattamento aria come stadio di adsorbimento dopo i filtri meccanici. Sono pratici da estrarre e sostituire, ideali dove lo spazio in macchina è limitato.

Filtri a tasca e moduli combinati

In alcune configurazioni il carbone è integrato nel setto di un filtro a tasca, oppure abbinato a celle ionizzanti e ozonizzanti in un unico modulo che unisce sanificazione e abbattimento odori. Sono soluzioni “tutto in uno” per impianti civili e industriali con esigenze miste.

Torri e colonne adsorbenti

Per grandi portate o concentrazioni rilevanti si usano serbatoi e colonne riempiti di carbone granulare, con setti che obbligano l’aria a un percorso lungo. Il tempo di contatto prolungato massimizza l’efficienza: è la scelta per impianti chimici, farmaceutici e laboratori.

Come leggere le specifiche: le classi a norma

Qui si fa un errore frequente: confrontare filtri guardando parametri diversi. I filtri a gas e i filtri per le polveri seguono norme distinte.

I filtri molecolari a carbone in ventilazione si valutano secondo la serie ISO 10121, che definisce i metodi di prova per media e dispositivi di adsorbimento in fase gassosa (riferimenti su ISO). I pre-filtri meccanici a monte si classificano invece secondo la ISO 16890. Sul filtro vero e proprio i parametri che contano sono portata nominale, perdita di carico, quantità di carbone e tempo di contatto  non i parametri di qualità del carbone (numero di iodio, superficie BET), che riguardano il materiale e li trovi nella guida #29. Confrontare un filtro a gas con un pre-filtro per polveri, o un dato di portata con uno di qualità del media, porta a scelte sbagliate.

Il carbone giusto nel filtro giusto

Lo stesso involucro può ospitare carboni diversi, e qui si gioca l’efficacia reale. Per COV e solventi  il caso della verniciatura  si usa carbone standard granulare o in pellet. Quando l’inquinante è ammoniaca, acido solfidrico, formaldeide o gas acidi, serve invece un carbone impregnato con reagenti specifici, che cattura la molecola anche per reazione chimica. In pratica: prima si individua l’inquinante, poi si sceglie il carbone, infine il formato che lo contiene. Quale carbone esattamente, con quali parametri, lo approfondiamo nella guida al carbone attivo industriale.

Pre-filtro meccanico a monte dei filtri a carboni attivi per proteggere il carbone dalle polveri

La pre-filtrazione: l'errore che brucia il carbone

Ecco l’errore più costoso e più frequente: mandare aria polverosa direttamente sul carbone. Il carbone non trattiene le polveri  anzi, queste ne intasano i pori, riducendone la superficie utile e accorciandone drasticamente la vita.

La regola è semplice: a monte di ogni filtro a carboni attivi va sempre uno stadio di pre-filtrazione meccanica (celle o filtri a tasca) che cattura il particolato e protegge il carbone. Negli impianti di verniciatura, per esempio, i filtri overspray precedono il carbone proprio per questo. Trascurare la pre-filtrazione significa sostituire il carbone molto più spesso del necessario. Se nel tuo processo c’è polvere, parti dalla filtrazione delle polveri e solo dopo dimensiona il filtro a carbone.

Come scegliere il filtro a carboni attivi

Mettendo insieme i pezzi, la scelta segue quattro passaggi in ordine:

Primo, caratterizza l’inquinante: COV e solventi indirizzano verso carbone standard, gas acidi e ammoniaca verso carbone impregnato. Secondo, valuta portata e spazio: portate elevate o concentrazioni alte chiedono torri e colonne, gli spazi ridotti in UTA chiedono celle o cartucce. Terzo, controlla la presenza di polveri e inserisci la pre-filtrazione adeguata. Quarto, dimensiona quantità di carbone e tempo di contatto sul limite che devi rispettare. Spesso il filtro a carbone è l’ultimo stadio di una catena più lunga, come negli impianti di abbattimento degli odori industriali: è lì, nella sequenza giusta, che dà il meglio.

Perché scegliere AIRMEC

Dal 1985 progettiamo impianti di trattamento aria industriale su misura, con oltre 24.000 installazioni e clienti come Fincantieri, Leonardo e Trenitalia. Sul carbone attivo non vendiamo “una cartuccia”: analizziamo l’inquinante, scegliamo formato e tipo di carbone, inseriamo la pre-filtrazione corretta e dimensioniamo il tempo di contatto. Progettazione, fornitura, installazione e manutenzione certificata con un unico interlocutore.

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Domande Frequenti

Quali tipi di filtri a carboni attivi esistono?

 I formati più diffusi sono le cartucce cilindriche, le celle e i pannelli piani, i filtri a tasca con carbone integrato e le torri o colonne adsorbenti per grandi portate. La scelta dipende da portata d’aria, spazio disponibile e tipo di impianto.

No. Il carbone agisce solo sui gas e sui vapori, per adsorbimento. Le polveri vanno catturate prima, con una pre-filtrazione meccanica: senza, il particolato intasa i pori del carbone e ne riduce drasticamente la durata.

La cartuccia cilindrica è un cestello a doppia rete attraversato dall’aria dall’esterno verso l’interno, adatta a portate medio-grandi e a cicli intensivi. La cella piana è un pannello compatto, più semplice da inserire e sostituire nelle unità di trattamento aria con poco spazio.

 I filtri di adsorbimento in fase gassosa si valutano secondo la serie ISO 10121, distinta dalla ISO 16890 usata per i filtri del particolato. Sul filtro contano portata nominale, perdita di carico, quantità di carbone e tempo di contatto.

 Il carbone standard è ideale per COV e solventi; quello impregnato serve per gas acidi, ammoniaca o formaldeide, che il carbone normale trattiene poco. Si sceglie sempre partendo dall’inquinante da abbattere.